07 Feb Tina Anselmi per le donne contadine
L’interesse di Tina Anselmi per la vita delle donne contadine ha origine dalla sua esperienza diretta a partire dall’infanzia, la casa dove abitava era in un borgo di Castelfranco, borgo Asolo in mezzo ai campi e l’osteria di famiglia era frequentata soprattutto da contadini.
Racconta delle sue compagne di classe alle scuole elementari bocciate perché, figlie di contadini, lavoravano nelle stalle o nei campi anziché andare a scuola.
Poi, la sua attività di sindacalista a difesa delle filandiere di fatto l’ha messa a contatto con i problemi delle donne contadine. Quello delle filande era un lavoro stagionale strettamente legato alla coltivazione del gelso e al ciclo riproduttivo dei bachi da seta. Le donne lavoravano nelle filande per integrare il bilancio della famiglia di solito colonica, conduttrice di aziende agrarie.
Ancora, maestra ha insegnato ai figli dei contadini dei paesi della Castellana e ha visto le bambine costrette a lasciare la scuola dopo la quinta elementare per lavorare i campi.
Testimonia il suo interesse per la questione contadina un articolo a sua firma apparso su “Donne d’Italia” del marzo 1959 dedicato alle “ragazze che tendono a lasciare la vita dei campi”. In questo articolo parla dell’esperimento che stava conducendo Domenico Sartor che aveva creato scuole per contadine dai sedici anni in su. Lei è convinta che innalzare l’obbligo scolastico serva soprattutto alle bambine per toglierle dal precoce lavoro minorile
Nel 1969, appare su “Donna e Società” un altro articolo da lei ispirato sulla scuola agraria di Castelfranco Veneto.
Da parlamentare i primi atti legislativi che ha sottoscritto hanno riguardato le donne contadine, il primo per la tutela della maternità, (Atto Camera n. 1992, 6 novembre 1969. Assegno di natalità alle coltivatrici dirette).
Poi ha operato per far approvare norme di carattere previdenziale e assistenziale da estendere alle lavoratrici agricole.
Durante il decennio dedicato dall’Onu alle donne (1975-1985) Tina Anselmi ha presieduto la delegazione italiana e ha avanzato proposte perché nei paesi in via di sviluppo fossero migliorate le condizioni di vita delle donne impegnate nell’agricoltura.